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C’è una storia che mi piace raccontare. Siamo nel primo dopoguerra. Un giovane sarto abruzzese, Nazareno Fonticoli, lascia Penne, paese di antiche tradizioni sartoriali alle falde del Gran Sasso, per fare la gavetta a Milano e Roma. Vent’anni dopo fonda a Roma quella che diviene presto la bandiera dell’italian style nel mondo: la Brioni. Alla fine degli anni ’50, per dare nuovo impulso alla sua attività, fa una scelta coraggiosa. Non compra un magazzino nella via accanto né un capannone nella campagna romana, ma decide di tornare in Abruzzo, per impiegare la sapienza sartoriale dei suoi concittadini. E rinuncia ai fondi della cassa del Mezzogiorno e alla vicinanza all’autostrada per stare a Penne, per non sradicare i suoi concittadini, non sottrarli ai legami con gli amici, la comunità e la loro terra. E oggi vengono a farsi cucire gli abiti a Penne personaggi come Nelson Mandela e Kofi Annan.
Se c’è una morale nella parabola di successo della Brioni, è che la scommessa sulla comunità, sui legami col territorio è una scommessa vincente, anche se la guardiamo attraverso la lente dei bilanci e del mero tornaconto economico. Vuol dire che la qualità delle relazioni sociali, quella della vita degli individui sono fattori produttivi decisivi.E di esempi così il nostro Paese è pieno.

 

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